6 ottobre 2018
Brujeria – Pocho Aztlan (Messico/U.S.A./Svezia, Nuclear Blast)
Quando i Brujeria mossero i loro primi passi, nel 1989, la città di Los Angeles era nel pieno dei gravi problemi razziali che portarono infine, tre anni dopo, ai tumulti in seguito all'uccisione di Rodney King. La band capitanata dal carismatico leader Juan Brujo, da sempre circondatosi da musicisti leggendari della scena estrema mondiale, tutti sotto pseudonimo - si elevò, possiamo dire, a voce violenta delle minoranze, con quel "Matando Gueros" che oggi è leggenda. Da allora son passati tantissimi anni, ma tanti ne sono passati anche dall'ultimo album dei Brujeria prima di questo "Pocho Aztlan": sedici, per la precisione, da "Brujerizmo", del 2000. Cosa non è cambiato è lo stile dei "Narcos del Grind": Grindcore duro e puro, con la solita vena "cattiva" ed irriverente e tematiche che riguardano droghe, satanismo, sesso, razzismo, politica. A differenza però del grezzissimo (e lontano) "Matando Gueros", oggi i Brujeria possono contare anche su una produzione maestosa. Cosa che non dovrebbe stupire, dato che "Pocho Aztlan" è edito da Nuclear Blast.
Come sempre non c'è un attimo di respiro in una produzione dei Brujeria. Fatto salvo per la voce narrata all'inizio di "Pocho Aztlan", l'album è un assalto frontale senza soluzione di continuità in cui Juan Brujo e soci - tra i quali spicca, lasciatemelo dire, il drumming monolitico di Hongo Jr., pseudonimo sotto cui si cela nientepopodimenoche Nicholas Barker, ossia Sua Maestà IL Batterista Estremo - sfogano i 16 anni di silenzio. La maschilista "Culpan la Mujer", le violentissime "Ángel de la Frontera", "Satongo" e "Debilador", la granitica "No Aceptan Imitaciones", pezzo scelto per il Lyric Video come preview del disco, la delirante "México Campeón", la groovy "Bruja"... tutto è lanciato 'straight on your face', nel più classico stile dei Brujeria. Un capitolo a parte lo meritano poi due pezzi. In primis, il singolo da cui è stato tratto il primo videoclip di "Pocho Aztlan". "Plata o Plomo" è un'espressione che, se non fosse stato per la serie di Netflix "Narcos" non molti di noi avrebbero conosciuto; è invece ormai facile far risalire quest'espressione a "El Patron", Pablo Emilio Escobar Gaviria, tributato dai Brujeria da questa canzone il cui video non è propriamente per stomaci deboli. Altra menzione particolare va alla conclusiva "California über Aztlan" - in cui alla batteria, così come in "Debilador", c'è El Podrido, alias Adrian Erlandsson degli At the Gates -, cover rivisitata dei Dead Kennedys; una traccia che potrebbe sembrare forse anche nulla di che, ma che invece lascia intendere come anche nelle più piccole sottigliezze Juan Brujo non lasci assolutamente nulla al caso. Infine, anche se non presente nell'album, va assolutamente menzionato il singolo che ha preceduto l'uscita di "Pocho Aztlan", dedicato a quello che è quasi certamente oggi il nemico numero 1 dei messicani che vivono negli States: "Viva Presidente Trump". Un 7" andato subito sold out e rivenduto oggi a cifre assurde su ebay.
Abbiamo dovuto aspettare sedici anni perché i Brujeria dessero un successore a "Brujerizmo", ma lasciatemelo dire: più s'ascolta "Pocho Aztlan" più ci si rende conto che, nonostante lunga l'attesa, ne è valsa la pena. Non c'è praticamente nulla da aggiungere se non che questo è un classico album dei Brujeria: violento, irriverente, rabbioso. Finalmente i Brujeria sono tornati. ¡Que viva México, cabrones!
Voto: 5/5
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