6 ottobre 2018

Carnifex – Slow Death (U.S.A., Nuclear Blast)


Gli americani Carnifex sono una di quelle bands che ha bisogno di ben poche presentazioni. Nati ormai 11 anni or sono, arrivano con "Slow Death" alla pubblicazione del sesto album in studio, a due anni di distanza da "Die Without Hope", album che, personalmente, m'aveva colpito solo in parte. In piccola, parte. Ok, praticamente per nulla, lo ammetto. Ma qualcosa nell'ingranaggio della band di San Diego è andato al proprio posto con questa nuova release, in uscita worldwide proprio oggi per Nuclear Blast.

Poco più d'un minuto di intro atmosferica fa da preludio al massacro, che si apre con "Dark Heart Ceremony", dove possiamo sentire immediatamente i Carnifex muoversi a proprio agio tanto nei fraseggi groovy, quanto nelle violente accelerazioni; e con Scott Ian Lewis in stato di grazia. L'opening track ha il pregio di dare il via in maniera ottima all'album, grazie anche, va detto, all'accattivante refrain. La title-track conferma come i Carnifex siano stati particolarmente ispirati in fase di scrittura di "Slow Death", donando una particolare cura alle ritmiche, finalmente incisive e, soprattutto, mai banali. Non mancano episodi che calcano le impronte passate ("Pale Ghost", ad esempio), ma comunque nell'insieme possiamo dire che la band americana ha messo da parte i classici stilemi del Deathcore, andando a strizzare l'occhio spesso, specie per quanto riguarda il lavoro delle chitarre, al sound scandinavo, Black svedese soprattutto, Naglfar in primis. Comunque sia, basta ascoltare anche solo un paio di pezzi di "Slow Death" andando a confrontarli con canzoni degli album passati, per capire in un attimo come i Carnifex abbiano, fortunatamente e finalmente, cambiato il loro approccio in sede di songwriting.

Non siamo alle vette del Deathcore, posto che spetta ancora ai Despised Icon a mio avviso, ma comunque "Slow Death" è un buon disco, soprattutto alla luce degli scialbi album che l'hanno preceduto. La mia personale speranza è che i Carnifex continuino su questa strada: un ritorno alle solite sonorità rischierebbe di farli precipitare di nuovo nella casella "noia".

voto: 4/5

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