6 ottobre 2018
Meshuggah – The Violent Sleep of Reason (Svezia, Nuclear Blast)
Ai giorni nostri, ormai, spuntano gruppi Djent come fossero funghi. Un genere che troppo spesso, a mio avviso - e so che questa prossima affermazione piacerà pochissimo agli amanti di questo genere -, sembra quasi consistere in una gara "a chi ce l'ha più lungo", tecnicamente parlando, con gruppi su gruppi che sformano le loro personali "masturbazione su strumento". Ma ognuno di questi risulta sempre categoricamente freddo. E se tanti gruppi esistono oggi, lo si deve soprattutto - o dovrei dire solo? - ad una band proveniente dalla Scandinavia, più precisamente da Umeå, Svezia: i Meshuggah, tornati ad imporsi sul mercato con questo nuovo album uscito lo scorso 7 ottobre per Nuclear Blast, dal titolo che va a scomodare il cupo capolavoro di Francisco Goya, "Il sonno della ragione genera mostri". E "The Violent Sleep of Reason" dei Meshuggah è altrettanto cupo, oltre ad essere ipertecnico e un tantino "freddo": tutti marchi di fabbrica di Jens e soci.
Si è parlato molto di questo album ancor prima dell'uscita, grazie alla notizia diffusa a seguito di un'intervista del batterista Tomas Haake - a proposito: ma è umano? Quante gambe e braccia ha? - a Metal Hammer, in cui affermò che "The Violent Sleep of Reason" era stato registrato in presa diretta, per dare un tocco più "vivo" rispetto ai lavori, definiti da lui stesso "troppo perfetti", del passato. C'è anche chi ha messo in dubbio tali affermazioni, sbagliando, anche se in parte. Vero è che non proprio tutto tutto è stato registrato in presa diretta, ma buona parte dell'album sì e lo si può facilmente capire dal timbro vocale di Jens Kidman, molto più simile alle sue performance on stage, piuttosto che quelle cui ormai siamo abituati ad ascoltare su disco.
Cominciamo a parlare dell'album da una verità assoluta: i soli due pezzi iniziali valgono da soli l'acquisto del disco. "Clockworks" è il brano scelto come Official Video dalla band ed il perché è presto detto: con l'altro singolo, "Nostrum", rappresenta il manifesto di quasi 30 anni di carriera dei Meshuggah. Al pari di quel tornado che risponde al titolo di "Born in Dissonance" - e già il titolo dice tutto - è una dichiarazione d'intenti chiarissima: "Suonate quello che vi pare, noi siamo i Meshuggah e questo genere praticamente l'abbiamo inventato". E credetemi che è una gioia per le orecchie sentire i Meshuggah così in forma smagliante, lasciandosi alle spalle quello che per me è il solo vero passo falso della loro carriera, ossia quella noia siderale di "Koloss". A colpire è la varietà di sfumature che compongono quest'album: con "Stifled" e, ancor più, "Ivory Tower" abbiamo i classici pezzi da mal di testa, "MonstroCity" e "Our Rage won't Die" son pezzi più prettamente solidi e diretti, mentre "By the Ton" e la conclusiva "Into Decay" sono le canzoni che più s'avvicinano ai toni cupi del capolavoro di Goya che ha ispirato il titolo di quest'opera.
Poco meno di un'ora - 58 minuti per essere esatti - bastano ai Meshuggah per dimostrare senza lasciar dubbio alcuno che, per quanto ci si possa sforzare, nessuno al mondo può essere come loro. Ancora una volta il quintetto svedese riesce a stupire per come riesce a far convivere picchi tecnici senza eguali ed un'impronta di violenza che non vuol sapere di andarsene dal loro sound. Ad oggi, e credo resterà così, una delle 5 migliori uscite del 2016, il cui acquisto è quasi un obbligo morale verso sé stessi. Ah.. e un'ultima cosa: se siete batteristi e non avete intenzione di mollare il vostro strumento, evitate accuratamente di guardare il video Drum Playthrough di "Clockworks"... Tomas Haake è semplicemente disumano!
Voto: 4,5/5
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