6 ottobre 2018

Riti Occulti – Tetragrammaton (Italia, Nordavind Records)


Potrebbe quasi sembrare un azzardo quella che è la proposta dei romani Riti Occulti. Nati nel 2011 come un duo (Niccolò Tricarico e Ivano Mendola) con solo basso e percussioni, l'act capitolino si è man mano evoluto nel progetto che arriva oggi e con una line up allargata a cinque elementi che comprende, oltre al bassista e fondatore Niccolò, le vocalist Serena Mastracco (scream) ed Elisabetta Marchetti (clean), il batterista Francesco Romano e Giulio Valeri, che si occupa dei synth.

Il mix tra Black e lo psichedelico Doom settantiano dona al sound dei Riti Occulti un che di... occulto!, per l'appunto, di esoterico. Possiamo tranquillamente affermare che, ad ogni pezzo, sembra di assistere davvero ad un rito: sotto questo punto di vista, insomma, l'intento della band è pienamente raggiunto. Sul piano prettamente musicale, il sound non risente minimamente dell'assenza di chitarre. Anzi proprio questa mancanza da ai Riti Occulti una particolarità in più, andando a toccare registri prettamente molto bassi, sui quali il lavoro delle due voci è praticamente perfetto. Non posso che constatare quanto sia giusto quanto scritto nelle info che accompagnano "Tetragrammaton" - che per inciso, è il terzo album per i nostri -: il tutto ha un sapore quasi liturgico, grazie alle impressionanti atmosfere, che ben si amalgamo, poi, col pesantissimo tappeto sonoro della sezione ritmica. Non mancano poi incursioni più etniche, come in "Atziluth", traccia col quale i Riti Occulti ricorrono a spettacolari sonorità mediorientaleggianti. Già prima, infine, ho lodato il lavoro delle due cantanti, Serena ed Elisabetta, ma non posso esimermi dal parlarne per un momento più nello specifico. Non è mai cosa tanto semplice fondere insieme due stili vocali così differenti, essendoci il rischio che, se non eseguito perfettamente, il tutto risulti un pastone. Fortunatamente non è questo il caso, ed anzi vi dirò che era tempo non mi capitava di ascoltare qualcosa di così perfettamente unito. Da vocalist estremo, poi, non posso nemmeno esimermi dal complimentarmi per la maestosa prova di Serena Mastracco: ne sono rimasto piacevolmente impressionato.

Volendo andare a fare gli iper-pignoli e cercando di sezionare "Tetragrammaton" pezzo per pezzo, secondo per secondo, non riesco a trovare un difetto che sia uno. Persino la produzione, volutamente con suoni più sporchi, settantiani, che di mio sopporto ben poco, qui non stonano per nulla. Anzi, non riuscirei ad immaginare una produzione diversa per i Riti Occulti. Il quintetto romano è, ad oggi, tra le tre realtà più importanti della scena Black/Doom nazionale, con i fiorentini Svlfvr ed i napoletani Naga. Album da prendere, ascoltare e riascoltare, possibilmente con solo le luci delle candele. A poco meno di tre mesi dalla fine di questo 2016, non è un azzardo dire che "Tetragrammaton" si attesta tra le migliori uscite dell'italico suolo per quest'anno. E così sia.

Voto: 5/5

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