6 ottobre 2018

The Pete Flesh Deathtrip – Svartnad (Svezia, Critical Mass Recordings)


Per chi segue la scena Death Metal svedese il nome di Pete Flesh, al secolo Peter Karlsson, non sarà di certo nuovo. L'unico membro di questo progetto, a nome The Pete Flesh Deathtrip (d'ora in avanti TPFD per comodità), è stato infatti chitarrista, tra gli altri, dei Maze of Torment. E' dal 2009 che mr. Karlsson ha tirato su questo suo solo project dal sound che varia tra l'Old School Death ed il Death/Doom, genere che vede proprio in Svezia il proprio apice (basti pensare ad esempio agli October Tide, massima espressione del Death/Doom per chi vi scrive). Nel 2013 esce il primo lavoro di TPFD, "Mortui Vivos Docent", rilasciato da Pulverised Records per poi essere ristampato in vinile da Critical Mass Recordings, attuale label dell'artista svedese. E' difatti Critical Mass Recordings a produrre "Svartnad", l'album che andiamo qui a recensire. Per dovere di cronaca va detto che TPFD è il secondo nome di questo progetto, nato nel 2004 come Flesh, con cui Pete Flesh ha rilasciato ben tre dischi: "Dödsångest" nel 2005, "Temple of Whores" nel 2006 e "Worship the Soul of Disgust" nel 2008.

Il sound proposto da TPFD è un Blackened Death/Doom dalle forti tinte Old School. Dimentichiamoci quasi del tutto le atmosfere malinconiche che siamo abituati a sentire in questo genere quindi, per lasciarci invece trasportare da un mix di ferali accelerazioni e sapienti rallentamenti, su cui si staglia la 'marcissima' voce di Pete Flesh. Le otto tracce che compongono "Svartnad" sono tutte, nessuna esclusa, di pregevole fattura. Un songwriting particolarmente ispirato è infatti il punto di forza di un disco che ha l'effettivo pregio di non risultare mai noioso per l'intero arco della sua durata. Le 'anime' che compongono questo progetto sono ascoltabili soprattutto nella sesta traccia, "The Winter of the Wolves", in cui si passa da taglienti riff Black Metal a parti più lente ma nondimeno pesanti, ricordando per certi versi taluni lavori dei Mayhem. Nient'affatto male, poi, anche "The Sun Will Fail" e il pezzo a cui è dato il compito di chiudere degnamente questo disco, la title-track, "Svartnad", pezzo dal flavour Black Metal norvegese che ha però l'highlight nell'incedere marziale della batteria, per poi 'aprirsi' verso la metà.

Come detto in apertura di recensione, siamo lontani da quelli che ormai sono considerati i canoni del Death/Doom. Ma anche se non ci sono le atmosfere plumbee dei già citati October Tide, tanto per fare di nuovo un nome a caso, ciò nonostante, dicevo, "Svartnad" è senz'altro un gran bel disco, che potrà sicuramente piacere sia agli amanti del genere che dell'Old School Death. E da un artista poliedrico come Pete Flesh non ci poteva aspettare niente di diverso.

Voto: 3,5/5

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